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La passione dell'alpinismo

Accanto alla pittura e alla partecipazione attiva alla vita politica Napoleone aveva infatti un’altra passione: l’alpinismo. Faceva parte della Società Alpina delle Giulie, circolo in cui erano presenti tra l’altro due correnti, una di attivisti irredentisti e l’altra di cittadini più fedeli a Vienna (i “Fedeloni”), di cui era socio anche Julius Kugy, il cantore delle Alpi Giulie. All’interno di questo club egli diede vita ad un gruppo di giovani alpinisti che denominò Squadra Volante. Erano intrepidi, coraggiosi e veloci. Volevano innovare l’approccio alla montagna. I ragazzi della Squadra Volante erano i fautori dell’alpinismo senza guide alpine ovvero i portavoce dell’alpinismo sportivo ante litteram.

In Friuli si era appena conclusa la fase esplorativa di ricerca, di conoscenza e rilevazione delle montagne (che furono soprattutto i membri della Società Alpina Friulana a realizzare) e si stava aprendo, come stava già avvenendo nelle Dolomiti, un momento nuovo. […]
 
La realizzazione dei taccuini avveniva collazionando schizzi e appunti ripresi prontamente sul posto e fotografie, in genere scattate da Alberto Zanutti: queste costituivano una base indispensabile per la ricostruzione di scorci e di dettagli orografici. In uno dei disegni realizzati per l’album del 1907, si vedono i due amici intenti l’uno a prendere schizzi e l’altro a scattare riprese fotografiche.

L’accostamento di acquerello, fotografia e testo produce un risultato che non è paragonabile al rapporto tra illustrazione e didascalia, ma denota una precisa originalità espressiva nella ricerca di una nuova forma di racconto: potremmo definirlo un vero e proprio ipertesto. Al momento della realizzazione comunque Napoleone attingeva prevalentemente alla propria memoria visiva. All’interno di questa il contrassegno più significativo sta nella resa trasfigurante e visionaria e negli accenti spiccatamente simbolisti della raffigurazione riconducibili ad artisti come Caspar David Friedrich (1774-1840) e Arnold Böcklin (1827-1901), quest’ultimo ricordato anche nel articolo redatto da Napoleone nel 1902 (forse un omaggio all’artista ad un anno di distanza dalla sua morte).”